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C’è un filo rosso che storicamente unisce Tripoli e Roma. Cento anni fa le truppe del Regno d’Italia, non senza difficoltà, sbarcarono sulle coste libiche con il compito di dare al nostro Paese, che mezzo secolo prima aveva riacquistato la propria unità, quell’impero coloniale proprio di ogni grande potenza europea.
Da allora i rapporti tra le due sponde del Mediterraneo sono continuati in modo pressoché ininterrotto, pur tra alti e bassi. All’indomani della II guerra mondiale, sul piano politico i libici iniziarono a rinfacciare all’Italia la dura repressione operata dal fascismo nel tentativo di sottomettere tutto il Paese, mentre a livello economico l’Eni ed altre aziende italiane iniziarono a piantare le tende nel deserto libico. Dopo il 1969, e il colpo di Stato guidato dal Gheddafi, i rapporti diplomatici si inasprirono a tal punto che l’anno successivo i coloni italiani ed i loro eredi furono non solo espropriati di tutti i beni ma anche espulsi dalla Libia.
Nonostante nel tempo i rapporti economici tra i due Paesi siano sempre rimasti ottimali, con Gheddafi che già negli anni ’70 acquisì un buon pacchetto azionario della Fiat, la strada della pacificazione politica è stata molto più lunga e tortuosa e solo negli ultimi dieci anni, anche grazie ai buoni uffici tra Berlusconi e Gheddafi, si sono normalizzati.
Oggi sull’asse Roma-
Pag. 135, dim. 14x20,6cm, ISBN 9-
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Fabrizio Di Ernesto è nato a Monterotondo, in provincia di Roma, nel 1976. Giornalista professionista, tra il 2005 ed il 2009 ha lavorato per il quotidiano Rinascita; attualmente collabora con varie pubblicazioni tra cui le riviste Eurasia ed Alpes ed altre testate on-
Nel 2009, sempre per i tipi della Fuoco edizioni, ha pubblicato il saggio “Portaerei Italia – Sessant’anni di NATO nel nostro Paese” relativo alla questione delle servitù militari nella Penisola. Grande appassionato di storia e politica, nel 2002 si è laureato in Lettere presso l’Università La Sapienza di Roma discutendo una tesi intitolata “L’ordinamento fondiario nelle colonie e nei possedimenti italiani”.