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Stati Uniti ed Israele ai ferri corti?

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Pubblicato da in Geopolitica del XXI secolo ·

La politica americana verso il suo storico alleato in Medio Oriente potrebbe essere ad un cruciale punto di svolta.
La crisi è maturata dopo che un gruppo di alti esponenti militari del Comando Centrale USA (Centcom), responsabile della sicurezza americana in Medio Oriente, ha esposto il suo rapporto al Capo di Stato Maggiore, Ammiraglio Michael Mullen, sulla situazione del conflitto israelo-palestinese. Dall'analisi è emerso che tra i leaders arabi è crescente la sensazione che gli Stati Uniti siano del tutto incapaci di opporsi alla politica aggressiva di Israele nei Territori Occupati della Palestina, specie per quanto riguarda il piano di insediamenti in Cisgiordania. L'intransigenza d'Israele, secondo il rapporto, nel conflitto israelo-palestinese ha danneggiato e compromesso fortemente l'autorevolezza degli Stati Uniti nella regione. «Non soltanto l'America è considerata debole, ma oltretutto la sua potenza militare nella regione è messa in dubbio e vista come logora».
Il rapporto fatto a Mullen non ha precedente alcuno: nessun comandante del Centcom, in passato, si è mai espresso in relazione a quella che, in fondo, è una questione politica.  L'Amministrazione Obama, d'altronde, ha deciso di raddoppiare i suoi sforzi nella regione, esercitando pressioni ancora una volta su Israele per la questione degli insediamenti.
Per gli Stati Uniti, infatti, oggi la politica israeliana mette a repentaglio la sicurezza delle proprie truppe impegnate in Iraq, Afghanistan e Pakistan.
In America vi sono lobby importanti e potenti filo-israeliane, ma nessuna di queste, però, è importante di più delle Forze Armate degli Stati Uniti.
Per questo e per la presenza americana ormai consolidata, dopo il 2001, in molteplici aree strategiche di M. O. ed Eurasia, i forzieri delle risorse energetiche mondiali, la partnership storica con Gerusalemme potrebbe essere al suo capitolo finale.



Fonte: Il Sole24Ore

     



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