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Guerra Fredda in Kirghisistan

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Pubblicato da in Geopolitica del XXI Secolo ·

La Repubblica centro-asiatica è sempre più terreno di attrito tra le grandi Potenze. Lungi da essere veramente esaurito lo scontro strategico tra Stati Uniti e Federazione Russa, come si poteva presupporre dopo la firma a Praga, lo scorso 8 aprile, del Trattato Obama-Mednev sul disarmo nucleare, Mosca e Washington continuano a sfidarsi, più o meno apertamente, per la rispettiva presenza militare in Kirghisistan. Il Paese è stato, proprio subito dopo la sottoscrizione del Trattato START, al centro di una gravissima crisi politico-sociale, costata decine di morti e la fuga dell'ex Presidente Kurmanbek Saliyevich Bakiyev, salito al potere con la Rivoluzione dei Tulipani del 2005. Oggi il suo posto è assunto dall'ex suo ministro Roza Otunbayeva.
Bakiyev, nonostante i richiami della Russia, non ha mai invitato gli americani a lasciare la loro importante base di Manas, operativa dal 2001 e situata nei pressi della capitale, anche se il Cremlino avesse promesso, nel 2009, un finanziamento a Bishkek di 2 miliardi di dollari. Benchè abbia ricevuto una prima tranche di 300 milioni di dollari da Mosca, non solo Bakiyev non ha fatto andar via i militari USA dal Paese, ma ha imposto ai russi il pagamento di un affitto per la loro base kirghisa di Kant.
Dopo aver bloccato così la seconda tranche (1,7 miliardi di dollari per la costruzione della centrale idroelettrica di Kambarata), il 1° aprile Mosca ha sospeso le forniture di petrolio al Paese e il giorno dopo ha imposto al Kirghizistan una pesante tassa di importazione sui carburanti russi, provocando i rincari che hanno scatenato la rivolta popolare.
Dopo il 2005, Bakiyev aveva voltato le spalle a Washington cedendo alle lusinghe del Cremlino. Appena insediatasi ad interim la Otunbayeva ha assicurato, comunque, che la base militare statunitense nel Paese rimarrà aperta, ma nello stesso tempo è impossibile che non abbia concesso dei vantaggi anche a Mosca.
Manas (per la quale gli USA pagano a Bishkek 15 milioni di dollari annui di affitto) fa parte della rete di basi militari e logistiche americane atte a sostenere il programma energetico in centro Asia, dal Kazakistan al Pakistan, ovvero dal Caspio all’Oceano Indiano, delle quali l'Afghanistan rappresenta il fulcro. Inoltre, è evidente l'importanza della prossimità alla Cina, specie alla strategica regione dello Xinjiang. Sotto tale aspetto Manas rappresenta anche parte dell'anello di basi strategiche statunitensi (da Singapore, alla Corea del Sud ed al Giappone) poste al collo del sempre più potente Dragone cinese.
   



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